Aprile 20, 2026

Keep Calm and Be Futsal

Francesco Giuliano, è solo un arrivederci alla Lettonia: “Scelta di crescita per costruire il mio futuro”

(foto: account Instagram Francesco Giuliano)

A volte, per accelerare, bisogna avere il coraggio di scalare marcia. Può sembrare un paradosso, ma è così. E Francesco Giuliano lo sa bene. Dopo mesi trascorsi a costruire sogni in terra lettone, respirando l’aria dell’élite al fianco di un “filosofo” del futsal come Massimiliano Bellarte, ha fatto un passo indietro. L’uomo che oggi siede sulla panchina della L84, al fianco di mister Rios, non è lo stesso partito mesi fa per Riga: è un tecnico che ha imparato a parlare linguaggi diversi e a gestire il peso di una maglia nazionale. In sostanza, Giuliano ha messo in pausa il prestigio per dare ascolto alla propria crescita. Lo abbiamo intervistato per capire cosa porti nel cuore e nella borsa tattica dopo questa avventura oltreconfine.

Francesco, la notizia del tuo addio alla Nazionale lettone ha sorpreso molti. In un tuo post, hai parlato di “scelta personale” maturata con gratitudine. Cosa ti ha spinto, proprio in questo momento, a chiudere un capitolo internazionale così prestigioso accanto a un tecnico come Massimiliano Bellarte?

“È stata una decisione molto ponderata e sofferta. Quando parlo di scelta personale, intendo un momento in cui senti di dover far spazio ad altro. L’esperienza con la Nazionale lettone è stata incredibile, sia a livello professionale che umano, e lavorare al fianco di Bellarte è stato un privilegio enorme. Proprio per questo ho sentito il bisogno di fermarmi, metabolizzare quanto vissuto e capire quale fosse il passo successivo nel mio percorso. Non è stata una scelta facile, ma credo sia quella giusta in questo momento della mia carriera”.

Ogni esperienza all’estero, specialmente in una realtà in crescita come quella baltica, trasforma un allenatore. Cosa porti via con te da Riga? C’è una lezione tattica o un aspetto umano che pensi possa diventare il tuo marchio di fabbrica in futuro?

“Da Riga porto via tantissimo. È stata un’esperienza che mi ha fatto crescere sotto tutti i punti di vista. Dal lato umano, ho trovato un gruppo di ragazzi con una disponibilità al lavoro e un senso di appartenenza straordinari. Dal punto di vista tecnico-tattico, lavorare in un contesto in crescita ti obbliga a essere ancora più creativo, adattabile e concreto. Devi trovare soluzioni, non puoi limitarti a replicare modelli. Se c’è una cosa che porterò sempre con me è proprio questa: la capacità di adattare le idee al contesto, senza perdere l’identità”.

Ora che l’impegno con la Federazione lettone è concluso, i riflettori si spostano sul tuo domani. Quali sono i tuoi progetti immediati? C’è il desiderio di capitalizzare questa esperienza puntando a un ruolo da “head coach” o continuerai a consolidare il progetto ambizioso della L84?

“Sicuramente l’obiettivo è continuare a crescere. L’esperienza internazionale mi ha dato tanto e mi ha anche fatto capire che voglio continuare a mettermi alla prova a livelli sempre più alti. Il ruolo da head coach è chiaramente un’ambizione, come è giusto che sia, ma credo anche molto nel percorso e nella costruzione. Allo stesso tempo, c’è grande voglia di portare avanti un progetto importante come quello della L84, che ha basi solide e grandi prospettive. La priorità è continuare a lavorare bene ogni giorno, perché le opportunità arrivano da lì”.

Hai vissuto da vicino due mondi diversi: la nostra Serie A e il percorso di crescita di una Nazionale straniera. Alla luce di questo doppio sguardo, dove pensi che il futsal moderno stia andando?

“Il futsal sta andando sempre più verso un gioco dinamico e veloce, dove la capacità decisionale e l’intensità fanno la differenza. Le squadre sono sempre più complete e i dettagli incidono tantissimo. Lavorare tra club e Nazionale è stato impegnativo ma estremamente stimolante. Sono due mondi diversi: nel club hai quotidianità e costruzione, in Nazionale devi essere rapido, efficace e incisivo in pochissimo tempo. Far convivere queste due dimensioni ti obbliga a crescere come allenatore, soprattutto nella gestione delle priorità. Per quanto riguarda la Lettonia, porto con me ricordi indelebili: spero davvero che con loro possa essere un arrivederci e non un addio”.

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