La Chiave – Storie di Calcio a 5, una parola alla volta
“La Chiave” è la nuova rubrica di FutsalNow sulla Serie A maschile e femminile. È un raccoglitore di storie dal campo, che non parlerà quasi mai di statistiche, risultati e tabellini, ma coglierà il Gioco da una diversa angolatura. Più defilata, più decentrata, ma comunque immersa nelle sue trame. La “chiave” per penetrare la superficie molle del Gioco è la parola, ogni volta diversa. È sempre attraverso una parola che proveremo a raccontarvi un match, un duello, un’azione, un gol, una giocatrice, un giocatore, uno sbaglio, un’illuminazione, una vittoria o una sconfitta. Perché il futsal ci piace raccontarlo con la vivacità e il ritmo serrato del gioco, ma anche sprofondandoci dentro e cogliendone aspetti che, a volte, possono sfuggire alla cronaca sportiva.
La parola di oggi è trama e ci serve a raccontare l’inizio di stagione dell’Adriatica Tikitaka.
Qualche volta, scrivere di sconfitte, inciampi e fallimenti appare più autentico che parlare di vittorie e traguardi raggiunti. Perché nella sconfitta c’è materiale emotivo per lenire e asciugare le ferite. I successi invece, vivono nel riverbero di una luce artificiale che spesso appare distante e artefatta. Il racconto del fallimento offre un posto in cui rannicchiarsi, quello della vittoria si serve di una terminologia che confina con la retorica. E che, qualche volta, ci appare per questo troppo distante.
Le vittorie andrebbero scandagliate e sottratte a quel fascio di luce innaturale che le avvolge misurandole in numeri, statistiche e valori assoluti. Ogni successo andrebbe raccontato a partire dai fallimenti che lo hanno preceduto. Altrimenti il racconto sarebbe monco, difettoso e frammentario.
I successi di inizio stagione del Tikitaka andrebbero raccontati a partire dalla serie Playoff con il Falconara e da tutto quello che ciascuna giocatrice ha lasciato su quel campo, nella post season della scorsa stagione. Bisognerebbe partire dal 2-1 strappato in rimonta alle ex campionesse d’Italia per arrivare a quella Gara 3 che ha eliminato le abruzzesi al primo turno. Non avevano più niente da dare perché avevano consumato se stesse in 120 minuti di sacrificio e amore incondizionato per questo sport. Non più una sola goccia era rimasta in quel corpaccione esausto che era il Tikitaka dopo Gara 3 col Falconara.
Una dichiarazione di passione sconfinata, un tributo al dannarsi l’anima per questo sport.
Poi è arrivata la nuova stagione e tutti quei fili lasciati sparsi sul parquet hanno trovato un modo tutto loro di intrecciarsi. La trama dell’Adriatica Tikitaka è un intrigo di fili che si legano insieme per dar vita a un tessuto morbido, elegante, coerente. Un tessuto che ha inglobato le toppe e le suture delle sconfitte passate e se ne è servito per renderlo ancora più originale. Più personale.
Ogni vittoria ha qualcosa di estremamente personale nei suoi tessuti. E diventa autentica quando ciascuno ricorda il pezzo di stoffa da cui è partito.
Le prime quattro partite dell’Adriatica Tikitaka coincidono con quattro vittorie e la vetta della classifica a punteggio pieno. La Serie A Tesys di questo inizio stagione ha la consistenza appiccicaticcia della salsedine dell’Adriatico. Francavilla e Falconara alla guida del campionato: due moti ondosi che non si stancano di attaccare e indietreggiare seguendo il flusso dei propri sommovimenti interni. Proprio quel Falconara e quel Tikitaka che l’anno scorso si sono giocate l’accesso alle semifinali Playoff senza risparmiarsi nulla. Dando tutto, abbandonando il campo senza più niente da offrire. In questo inizio stagione si sono affacciate alla cima costruendo trame diverse. Più travolgente e impetuoso il Falconara, più composto e paziente il Tikitaka.
Trama e ordito delle abruzzesi raccontano di un lavoro di tessitura complesso. Uno sforzo certosino, attento alla cura dei dettagli. Uno splendido gioco di incastri. Sono rare le situazioni di isolamento e 1vs1 nel gioco del Tikitaka. Rari i coast to coast individuali, risicatissimo il tempo di sosta del pallone sotto gli stessi scarpini. La palla viaggia, nella trama sinuosa ed elegante del Tikitaka. I vari punti del campo si cuciono insieme con movimenti coordinati. Tagli, sovrapposizioni, cambi di direzione diventano fili che si intrecciano legando a sé il Gioco. Esaltandolo e preservando la sua attitudine all’essenza collettiva. Al lavoro di squadra.
Nella gara col Molfetta, così come nelle precedenti, il Tikitaka di mister Marzuoli ha dato sfoggio del proprio stile, una partitura che ingloba la passione sfrenata in un intreccio composto, in cui ogni filo si lega all’altro attraverso movimenti coordinati che, allo sguardo, risultano armonici e modulati.
Il gol del 2-2 di Bettioli è frutto di un’azione manovrata con pazienza con il supporto di Duda come power play: sei tocchi che costringono la difesa del Molfetta a stare bassa e poi il passaggio sul secondo palo che trova la giocatrice posizionata al posto giusto nel momento giusto. Il 3-2 di Coppari arriva su un rimpallo fortunato, è vero. Ma anche quello scaturisce da un’azione imbastita su un recupero e una manovra avvolgente che ha portato più giocatrici in area pronte a finalizzare. Il Tikitaka riparte e affonda. Recupera palla, si risistema e gioca il suo gioco. Tesse la sua trama.
Ogni giocatrice ha sempre più di un’opzione, perché i fili si intrecciano sempre insieme. Non ci sono cordoncini slegati, ma linee che trovano sempre il modo di unirsi, di intersecarsi per trovare la convergenza giusta. La pisada che spalanca all’improvviso uno spazio che non c’era, l’extra pass che suggella un’azione perfetta, il taglio che libera il corridoio per la corsa della compagna. C’è abbastanza stoffa per un’intera stagione, anche per andare a rattoppare quegli strappi che prima o poi arriveranno e rischieranno di rovinare il tessuto di partenza.
Le vittorie di inizio anno del Tikitaka non hanno nulla di retorico e, men che meno, di artificiale. La luce calda che le pone sotto i riflettori è una luce che ha illuminato ogni pezzo del cammino, anche quelli più bui. Ogni filo spaesato e sfilacciato ha trovato la sua armonia legandosi all’altro, in un lavoro di sartoria tattica ed emotiva che sta raccogliendo i suoi frutti, in queste prime giornate di campionato. Arriveranno le sdruciture e i tagli ma, legati insieme, tutti i fili sono più resistenti.

