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Lemma si racconta a FutsalNow: “Ai Saints dieci anni indimenticabili. Ora cerco un progetto stimolante”

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Foto: Ale Best - Saints Pagnano

Il suo nome è indissolubilmente legato a quello dei Saints Pagnano, società che ha preso nel 2014 in Serie B e che ha portato fino alla Serie A2 Élite: le strade tra mister Danilo Lemma e la società lombarda si separeranno al termine di questa stagione e il tecnico ripercorre questi dieci anni, con uno sguardo al futuro, in un’intervista esclusiva a FutsalNow.

Come valuti la stagione dei Saints all’esordio in A2 Élite?
Positivamente. Ad inizio stagione avevo dato un obiettivo concreto, chiedendo di fare almeno 27 punti. Siamo riusciti a superare quella soglia ed ottenere l’aritmetica certezza della permanenza in questa categorie con quattro giornate d’anticipo e non è una cosa da poco. Sicuramente stiamo facendo meglio nel girone di ritorno rispetto a quanto fatto nel 2023, ma francamente a livello di prestazioni raramente ho potuto lamentarmi. C’è stato un netto miglioramento nella fase di possesso palla: giochiamo in modo diverso rispetto alle passate stagioni, poichè i giocatori hanno caratteristiche differenti rispetto al passato e c’è voluto del tempo affinché si conoscessero tra loro: era un passaggio inevitabile, ma è bello vedere come siamo cresciuti e come stiamo continuando a farlo.

Che ne pensi di questa nuova categoria?
Personalmente, è stato molto stimolante personalmente farne parte. Non credo che ci sia una differenza abissale rispetto alle stagioni precedenti in A2, è il livello medio che inevitabilmente, passando da tre o quattro gironi a solo due in tutta Italia, si è alzato verso l’alto con un numero maggiore di società che hanno ambizione di raggiungere la Serie A e di conseguenza sono più attrezzate. Nel nostro girone ci sono state tante partite decise negli istanti finali di gara dove i piccoli dettagli hanno fatto la differenza in gare molto equilibrate. Credo che col passare degli anni, inevitabilmente, sarà più marcata la differenza tra questa categoria e l’A2 perché le esperienze accumulate dai giocatori che vi giocheranno saranno diverse. Resta il fatto che, ad ora, la differenza con la massima serie è ancora enorme.

Dall’anno prossimo non sarai più sulla panchina dei Saints: cosa ti ha portato a prendere questa decisione?
È stata una scelta davvero complicata da prendere, ma sono certo che sia quella giusta. Sono arrivato ai Saints senza esperienze nei campionati nazionali e me ne vado dopo dieci anni in cui io e la società siamo cresciuti insieme, sotto ogni punto di vista. Ho sempre vissuto questa esperienza in modo totalizzante, facendola diventare quasi un’ossessione e quindi per mia scelta personale, nonostante abbia ancora tanta voglia di allenare, penso sia meglio interromperla qui nonostante lasciare questo ambiente e questa categoria è qualcosa che faccio fatica a fare. Sto cercando di vivermi al meglio queste ultime settimane perché so che tante cose mi mancheranno.

Che tipo di progetto stai cercando per ripartire?
Il futsal è la mia più grande passione e sicuramente ho ancora tanta voglia di far parte di questo mondo. Dopo dieci anni nella stessa società sono disponibile a qualsiasi tipo di esperienza: nel maschile, nel femminile, anche con ruoli da assistente se può essere una collaborazione stimolante. Va detto che quando ho preso questa decisione ho messo in preventivo di stare fermo nella prossima stagione e nel caso accadesse non sarebbe un dramma dopo ventidue anni ininterrotti di attività anche se ribadisco che la voglia da parte mia è sempre la stessa.”

Cosa ne pensi della riforma, con l’aumento degli italiani o formati in distinta?
Anche in questo caso credo che ci voglia del tempo per poter vedere dei risultati, anzi indubbiamente in questi primi anni è molto più facile coglierne gli aspetti negativi, ma solo col tempo si potrà dire se ha portato dei benefici al nostro movimento. Personalmente in Serie A avere la possibilità di poter portare solo quattro giocatori ‘non formati’ su dodici mi pare un po’ poco per poter garantire un buon livello di spettacolarità, mi piace di più come fanno in Portogallo con cinque giocatori ‘non formati’ su quattordici. Nelle categorie inferiori, invece, sono maggiormente d’accordo con dare più spazio ai giocatori di formazione italiana.

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